Colpa grave nella truffa bancaria: cos'è davvero (e cosa non lo è)

Scritto da Mario Bellore, Co-fondatore di C&D Solutions — aggiornato il 16 luglio 2026

"Colpa grave" è l'argomento più usato dalle banche per negare un rimborso dopo una truffa. Ma è anche uno dei concetti più fraintesi: non basta essere stati ingannati, e non basta neppure aver commesso un errore, per perdere il diritto al rimborso. La legge fissa uno standard preciso, più alto di quanto si pensi, e ci sono situazioni in cui la colpa grave — anche quando esiste — non conta comunque nulla ai fini del rimborso.

Cosa dice davvero la legge

L'art. 25 del D.Lgs. 11/2010 definisce la colpa grave come una negligenza macroscopica: una deviazione evidente dagli standard minimi di comportamento di un utente medio diligente. Non è quindi "hai sbagliato", ma "hai sbagliato in un modo che nessuna persona ragionevolmente attenta avrebbe fatto nelle stesse circostanze". È uno standard alto apposta, perché la legge (art. 12) prevede che, in assenza di colpa grave o frode, il rimborso sia integrale — e le banche hanno un interesse comprensibile, ma non sempre fondato, a spostare l'asticella più in basso di quanto la norma consenta.

Cosa NON basta, da solo, a integrare colpa grave

Questi elementi, presi singolarmente, non superano lo standard di "negligenza macroscopica": sono esattamente il tipo di inganno sofisticato contro cui la legge intende proteggere il cliente medio, non l'esperto di sicurezza informatica.

Ti hanno detto che è "colpa tua" per aver cliccato un link? Non è automaticamente vero. Verifichiamo se il tuo caso supera davvero lo standard di colpa grave previsto dalla legge.

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Cosa invece pesa davvero contro di te

Gli elementi che tendono a essere valutati come colpa grave sono altri, più concreti: la condivisione volontaria e consapevole di codici dispositivi dopo espliciti alert di sicurezza che segnalavano chiaramente il rischio; l'inerzia dopo un messaggio che conferma un'attivazione o una modifica non richiesta (ad esempio l'attivazione di una carta su un wallet digitale che non riconosci) — se non contatti subito la banca per chiarire, quel silenzio può diventare l'elemento causalmente decisivo; ignorare ripetutamente segnali di anomalia palesi, non uno solo ma una sequenza.

Il punto che cambia tutto: la SCA viene prima della colpa grave

Anche quando la tua colpa grave nella fase dell'inganno è provata, questo non chiude automaticamente la partita a favore della banca. La legge distingue due fasi con regimi distinti: la fase in cui il truffatore ti inganna (dove la colpa grave può rilevare) e la fase in cui attacca il sistema tecnico della banca (dove conta solo se la banca ha applicato un'autenticazione forte — SCA — davvero conforme). Se la banca non riesce a provare che la SCA fosse conforme in ogni fase — accesso, enrollment di un nuovo dispositivo, tokenizzazione di un wallet — la tua eventuale colpa grave nella prima fase diventa irrilevante: la prova dell'autenticazione è un passaggio logico e giuridico preliminare rispetto a qualunque discussione sul tuo comportamento.

ComportamentoColpa grave?
Cliccare un link identico alle comunicazioni ufficiali della bancaTipicamente no, da sola
Rispondere a una chiamata con numero identico a quello della banca (spoofing)Tipicamente no, da sola
Condividere volontariamente codici dispositivi dopo alert espliciti ignorati
Restare inerte dopo un SMS che conferma un'attivazione non richiestaPuò esserlo, a seconda del caso
SCA non provata dalla banca, indipendentemente dal tuo comportamentoIrrilevante: la banca deve comunque rimborsare

S-BLOKKO™ è il servizio di C&D Solutions che verifica se una truffa o un'operazione bancaria non autorizzata dà diritto al rimborso: analizza log e prove fornite dalla banca e, se emergono violazioni PSD2/SCA, cura il reclamo e il ricorso all'Arbitro Bancario Finanziario.

Vuoi capire se il tuo caso rientra davvero nella colpa grave? Analizziamo la dinamica dei fatti e i log della banca prima di darti una risposta.

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Domande frequenti

Cosa dice esattamente la legge sulla colpa grave?

L'art. 25 D.Lgs. 11/2010 la definisce come una negligenza macroscopica: una deviazione evidente dagli standard minimi di un utente medio diligente, non una semplice disattenzione o un errore comprensibile.

Cliccare su un link di phishing è sempre colpa grave?

No. Se il messaggio replica fedelmente le comunicazioni ufficiali della banca, cliccarlo tipicamente non basta da solo a integrare colpa grave: conta di più il comportamento successivo, come l'eventuale inerzia davanti a segnali di allarme chiari.

Se ho colpa grave nell'essere stato ingannato, perdo comunque il rimborso?

Non necessariamente. La colpa grave nella fase in cui il truffatore ti inganna non esclude la responsabilità della banca per le vulnerabilità del proprio sistema tecnico: se manca la prova di una SCA conforme, la tua colpa grave diventa irrilevante ai fini del rimborso.

La banca può dire semplicemente che il codice era giusto, quindi è colpa mia?

No, non basta. La banca deve provare l'intera catena di autenticazione, non limitarsi ad affermare che un codice era corretto: l'onere della prova sull'autenticazione è sempre un passaggio preliminare rispetto alla valutazione della tua colpa.

Cosa aggrava davvero la mia posizione?

Tipicamente: condividere consapevolmente codici dispositivi dopo espliciti alert di sicurezza, ignorare ripetutamente segnali chiari di anomalia, o restare inerte dopo un messaggio che conferma un'attivazione o una modifica che non hai richiesto.

Contenuto informativo, non costituisce consulenza legale o finanziaria personalizzata. Riferimenti principali: D.Lgs. 11/2010 artt. 10, 10-bis, 12, 25; RTS EBA 2018/389; ABF Coord. 9559/2024. Ultimo aggiornamento: 16 luglio 2026.