Cancellazione sofferenza bancaria illegittima

La cancellazione della segnalazione sofferenza bancaria1)Ai sensi della Circ. della Banca d’Italia n. 139 dell’11/02/1991 - Centrale Rischi, Istruzioni per gli intermediari creditizi - e successivi aggiornamenti, è previsto che "nella categoria di censimento “sofferenze” va ricondotta l’intera esposizione per cassa nei confronti di soggetti in stato di insolvenza, anche non accertato giudizialmente, o in situazioni sostanzialmente equiparabili, indipendentemente dalle eventuali previsioni di perdita formulate dall'azienda. (Omissis). L'appostazione a sofferenza implica una valutazione da parte dell’intermediario della complessiva situazione finanziaria del cliente e non può scaturire automaticamente da un mero ritardo di quest’ultimo nel pagamento del debito. La contestazione del credito non è di per sé condizione sufficiente per l’appostazione a sofferenza" illegittima è possibile!

Quali conseguenze comporta la segnalazione a sofferenza?

Tutte le banche, con cui lavora l'azienda a sofferenza, vengono avvisate della segnalazione. Gli effetti sono:

  1. le banche chiamano l'impresa chiedendo spiegazioni e azioni intraprese;
  2. rischio di aumento tassi sui fidi;
  3. rischio di riduzione o mancato rinnovo fidi;
  4. rischio revoca fidi.

Cosa deve fare l'azienda in caso di segnalazione a sofferenza?

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1. Ai sensi della Circ. della Banca d’Italia n. 139 dell’11/02/1991 - Centrale Rischi, Istruzioni per gli intermediari creditizi - e successivi aggiornamenti, è previsto che "nella categoria di censimento “sofferenze” va ricondotta l’intera esposizione per cassa nei confronti di soggetti in stato di insolvenza, anche non accertato giudizialmente, o in situazioni sostanzialmente equiparabili, indipendentemente dalle eventuali previsioni di perdita formulate dall'azienda. (Omissis). L'appostazione a sofferenza implica una valutazione da parte dell’intermediario della complessiva situazione finanziaria del cliente e non può scaturire automaticamente da un mero ritardo di quest’ultimo nel pagamento del debito. La contestazione del credito non è di per sé condizione sufficiente per l’appostazione a sofferenza"